Pensione di reversibilità: la nuova sentenza che cambia le regole per la ripartizione
La pensione di reversibilità è un sostegno fondamentale per chi perde il coniuge. Tuttavia, quando entrano in gioco ex coniugi divorziati e nuove nozze, la divisione delle quote può diventare complessa. Una recente decisione della Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per stabilire quanto spetta a chi, mettendo fine a molti dubbi legali.
Chi ha diritto alla pensione di reversibilità?
In linea generale, la reversibilità spetta al coniuge superstite. Esistono casi specifici in cui il diritto viene esteso anche all’ex coniuge divorziato, devono essere rispettati tre requisiti fondamentali:
- L’ex coniuge deve già ricevere l’assegno divorzile.
- Non deve aver contratto nuove nozze.
- Il rapporto di lavoro del defunto deve essere iniziato prima della sentenza di divorzio.
Cosa stabilisce la nuova sentenza della Cassazione
Secondo l’ordinanza numero 23851 del 2025, la ripartizione della pensione tra la vedova (o il vedovo) e l’ex coniuge non si basa più soltanto sulla durata del matrimonio. In passato, il tempo trascorso insieme era l’unico parametro forte, ma oggi la legge guarda oltre.
I giudici hanno stabilito che, per calcolare le quote, bisogna considerare:
- La durata della convivenza prematrimoniale: se la coppia ha vissuto insieme prima del sì, quel tempo conta.
- Le condizioni economiche delle parti: si tutela maggiormente il soggetto più debole.
- L’entità dell’assegno divorzile: la pensione serve a garantire la continuità del sostegno economico perso con il decesso.
La convivenza prematrimoniale ha valore legale
Questa è la vera svolta. La Cassazione riconosce che il periodo di convivenza “more uxorio” (come marito e moglie) precedente al matrimonio ha una “valenza solidaristica”. Se un uomo e una donna hanno convissuto per dieci anni e sono stati sposati per due, il calcolo della quota di reversibilità terrà conto dell’intero periodo di vita comune.
Questo evita che l’ex coniuge venga penalizzato solo perché il matrimonio formale è stato breve rispetto a una lunga vita insieme.
Come richiedere la quota corretta
Se ti trovi in una situazione di conflitto per la ripartizione, non basta la domanda all’INPS. In presenza di un coniuge superstite e di un ex coniuge, la decisione sulla percentuale spetta al Tribunale ordinario. Sarà il giudice a valutare i redditi, la durata dei rapporti e le necessità abitative per emettere una sentenza che stabilisca le quote definitive (ad esempio 60% alla vedova e 40% all’ex moglie).
Ricorda che per dimostrare la propria situazione reddituale al giudice o all’INPS è fondamentale avere una dichiarazione dei redditi aggiornata. Se non lo hai ancora fatto, scopri come fare il 730 precompilato in pochi passaggi per regolarizzare la tua posizione fiscale.
FAQ: Domande frequenti sulla reversibilità
Cosa succede se l’ex coniuge si risposa?
Se l’ex coniuge contrae nuove nozze, perde definitivamente il diritto alla pensione di reversibilità. In questo caso, l’intera somma spetta al coniuge superstite.
La convivenza di fatto dà diritto alla reversibilità?
Al momento, in Italia, la reversibilità non spetta ai conviventi di fatto (coppie non sposate e non unite civilmente), a meno che non ci siano sentenze specifiche su casi limite. Il diritto è riservato a coniugi e uniti civilmente.
L’assegno divorzile è obbligatorio per avere la pensione?
Sì, la titolarità dell’assegno di divorzio è una condizione imprescindibile. Se al momento del divorzio l’ex coniuge ha rinunciato all’assegno (o questo non è stato riconosciuto), non potrà reclamare la quota di reversibilità.
Da quando decorre il pagamento?
Il diritto alla pensione sorge dal primo giorno del mese successivo al decesso del pensionato o del lavoratore assicurato.




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